Il tullicottero, ovvero la degna mascotte della birra eibhlín

Qualche giorno fa è comparso sulle pagine del blog il sornione uccello polimorfo, che si sveglia dal torpore sognando una birra eibhlín: il tullicottero. Il suo nome scientifico è Tullicotterus Cerevisiae e questa è la sua storia e un po’ anche quella della birra eibhlín.

La confusione fatta pennuto

eibhlin logoLe sembianze di questo volatile sono piuttosto assurde: il corpo del maestoso fenicottero rosa, il vivace becco puntuto del tucano e le zampe tozze e corte del pellicano sono fusi insieme nello stesso modo improbabile in cui, questi tre pennuti, vengono confusi l’un l’altro nella mente misteriosa di Eibhlín (con la E maiuscola). Ah, no. Eibhlín non fa uso di droghe…
Quello strano uccello ha finalmente preso vita più di due lustri fa, quando ho provato a dargli forma con l’aiuto di Photoshop.

La nascita di eibhlín

Nel 2006, abbandonati gli studi di Viticoltura ed Enologia all’Università Statale di Milano,  l’interesse per la produzione di bevande fermentate rimaneva viva, perché mi dava l’idea di poter mettere in pratica un po’ di cose di quelle che avevo appreso fino a quel punto, non essendo strettamente legate al vino ed all’enologia. Ai tempi dei corsi in università nel 2005 già progettavo di produrre idromele – ottenuto dalla fermentazione del miele – e birra, fù così che dopo i primi stipendi guadagnati col mio nuovo lavoro da gastronomo mi procurai il materiale di base, ovvero una pentolaccia da salsa spessa 1/2 millimetro e tre dame di vetro da 5 litri. Riuscii a recuperare direttamente da Diamalteria Italiana l’estratto per panettieri mentre, da Roybeer, trovai tutto il resto delle materie prime e gli ultimi accessori necessari.

Avevo finalmente progettato la mia birra e avevo deciso di chiamarla eibhlín – che per la cronaca si pronuncia evlíin – come il nome in gaelico di colei che oggi è mia moglie. In un nome avevo condensato tre mie più grandi passioni: l’amore per Elena, l’interesse per la birra e le sostanze fermentate, ed il fascino subìto del mondo celtico.

Il tullicottero, uno e trino?

tullicottero sulla prima etichettaLa scelta del tullicottero come mascotte della birra che stavo per produrre mi sembrava perfetta, oltre che scontata. Avevo per le mani l’unione, in un solo essere, di tre pennuti spesso associati a grandi nomi del mondo birrario. Ricorderete infatti che spesso la Guinness è portata su becco da un tucano, la Corona Extra è associata al fenicottero rosa e che il nome Pelforth è la fusione tra le parole “pellicano” e “forte”. Come i più grandi marchi del mercato, anche io potevo avere la mia degna mascotte piumata.

All’origine il tullicottero era un fotomontaggio dei particolari dei tre uccelli, ma col tempo è cambiato – soprattutto perché ho perso il file originale – quindi con la rinascita della eibhlín ho colto l’occasione per reinventarlo, fino a provare a disegnarlo io stesso. Quello che ne è uscito, con un tocco di ironia, mi ricorda che questo è principalmente un bel passatempo per rilassarmi e condividere con gli amici una birretta fatta da me.

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Sam

Enologo mancato, poi informatico, ho riversato sia le conoscenze acquisite che l'interesse per la biologia e la chimica enologica nella produzione casalinga di birre e altre bevande fermentate. Nel 2006 la prima birra auto prodotta, poi un periodo di buio di 10 anni, ma il tullicottero è rinato come una fenice dalle ceneri ed è più attivo che mai. Mi baso su un principio fondamentale: prima si studia e poi si fanno le domande. Mi tengo il più possibile lontano da forum e communities.
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