eibhlín Good Old Goat. L’imperdibile epopea di una Bock.

È passato ormai qualche mese dalla realizzazione della eibhlín Good Old Goat, la mia prima Bock, e quasi fatico a ricordare in dettaglio gli eventi, ma è un’altra esperienza che vale la pena raccontare.

Allarme spoiler: la birra è venuta, ma, ancora una volta, ci sono stati grossi intoppi…

Epic fail: il mulino auto costruito

…A partire dal mulino di cui ero tanto fiero ma non leggerete mai, perché mi ha tradito dopo appena qualche etto di prova – aaaargh!

Questa doveva essere, appunto, la prima cotta macinata da me, per cercare di ottenere una efficienza maggiore con una macinatura più fine. Il mio grain bill prevedeva 7kg di malto, potete immaginare come mi sono sentito quando (praticamente subito) i rulli del mulino hanno smesso di girare e di schiacciare i grani di Vienna? Ed era sabato sera, quando la timeline prevedeva di avere il malto macinato pronto per l’indomani, giornata della cotta.

Epopea di una BockAbbandonato (e maledetto) il mulino, ho cercato una soluzione accettabile per macinare tutti quei grani. Prima ne ho schiacciato qualche etto a mano, col matterello di legno sul tagliere, ma presto è apparso evidente che avrei passato tutta la notte a spiaccicare grani, senza avvicinarmi minimamente alla finezza che cercavo.

Poi non ho saputo resistere: ho preso il Kenwood Super Tritatutt Sminuzzetor e ho cominciato a frullare i miei grani 1 come se non ci fosse un domani. “‘F*****o la farina”, pensavo, “almeno riesco ad estrarre qualcosa”, e intanto piangevo lacrime amare e rimpiangevo momenti mai vissuti con il mio mulino pimpato, rosso fiammante, cui avevo dedicato ore preziose (?) della mia vita.

Dopple Bock, Traditional Bock. Questione di OG

Cento grammi alla volta, ho preparato i due secchi di malto e l’indomani con Roberto siamo partiti alla grande, schiarendoci le idee con un paio di eibhlín bitter. Roberto è un giovane aspirante brewer che mi ha assistito per questa cotta. Un’ottima esperienza per capire che fare la birra non è sempre una passeggiata.

Ancora una volta ho utilizzato l’acqua di rete, corretta durante i primi momenti di ammostamento 2 con acido lattico, colmando tutti i 26 litri utili della pentola.

Prima cotta AGL’ammostamento è durato un po’ più di sessanta minuti; condotto con uno step singolo a 67°C è stato anche l’occasione per testare il nuovo componente aggiunto al pannello (come consigliato da Scrondo): un potenziometro che permette di tagliare la potenza assorbita dalla pentola, smorzando l’inerzia termica e di conseguenza contenendo il superamento della soglia di temperatura impostata sul termostato.

Sebbene il potenziometro abbia fatto il suo dovere, dopo quasi un’ora di ammostamento il campione di mosto indicava un tot di punti in meno rispetto alla densità obiettivo. E ancora mancava lo sparge (4lt).

Panico, misurazioni, calcoli, poi, rinunciando a qualche litro e aggiungendo 6 etti di malto secco (tutto quello rimasto), siamo riusciti a risicare qualche punto per rientrare nel range di densità prevista dallo stile Traditional Bock, anche se l’obiettivo era una Doppel.

Primo batch sparge un po’ così

lo sparge l’abbiamo un po’ improvvisato 3, scaldando 4 litri d’acqua, corretta con acido lattico. Lasciando la sacca pesantissima aperta dentro al fermentatore, adattato per l’occasione a lauter tun, abbiamo versato l’acqua sulle trebbie e lasciato il tutto immerso per qualche minuto. In realtà l’acqua è rimasta quasi tutta nelle trebbie…

Beh, ma questa è stata anche la cotta di collaudo del frigorifero dove ho condotto la fermentazione a circa 10º-11ºC e un mese di lagerizzazione a 1°- 2°C.

In effetti, l’avevo già utilizzato per la chiarifica della Ale, ma non pensavo che alla sua età potesse ancora spingersi a temperature così basse. Comunque, almeno di questo processo sono completamente soddisfatto, perché la birra sembra incredibilmente limpida.

Ad un primo assaggio, non ha mostrato forte sapore di lieviti, come temevo, dopo il lungo riposo nel fermentatore. Il gusto tostato è forse un po’ troppo marcato a causa del pugno di roasted barley che ho usato per il colore e che certamente eviterò la prossima volta.

In conclusione

Ancora una volta, l’efficienza si è confermata essere il mio tallone di Achille, ma sembra veramente difficile identificare la causa.

Ho segnato con gli apici tutte le worst practices che sicuramente mi hanno penalizzato:

  1. grani non macinati in modo consono; la prossima volta li riprenderò almeno già macinati
  2. l’acidificazione a grani immersi; la prossima volta la farò prima
  3. lo sparge improvvisato; il batch sparge va fatto con tutti i crismi

Ora si tratta di aspettare una paio di mesi ancora per la rifermentazione in bottiglia e la maturazione.

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Sam

Enologo mancato, poi informatico, ho riversato sia le conoscenze acquisite che l'interesse per la biologia e la chimica enologica nella produzione casalinga di birre e altre bevande fermentate. Nel 2006 la prima birra auto prodotta, poi un periodo di buio di 10 anni, ma il tullicottero è rinato come una fenice dalle ceneri ed è più attivo che mai. Mi baso su un principio fondamentale: prima si studia e poi si fanno le domande. Mi tengo il più possibile lontano da forum e communities.
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